WIm Wenders l’aveva immaginato

Era il 1991 quando Fino alla fine del mondo è entrato nelle sale cinematografiche, per raccontare al mondo la storia di un uomo che per lunghi anni cattura le immagini nel mondo per portarle alla madre cieca, che lo aspetta nel cuore dell’Australia, di modo che possa vederle attraverso un dispositivo che le trasmette al cervello. Con tutto il mondo al seguito, un problema ai satelliti che causa una catastrofe mondiale e li tiene isolati a costruire legami e relazioni tra persone che provengono da mondi completamente diversi.

Un paio di settimane fa ho letto di una notizia di un dispositivo che permetterebbe di proiettare direttamente dentro l’occhio le immagini (pensate che meraviglia, una visione in grado di coprire tutto l’angolo visivo, piena, luminosa, con colori vivi).

Ma stamattina ho letto di qualcosa di ancora più avanzato: proprio il dispositivo immaginato da Wim Wenders, con in più la possibilità di essere usato nella quotidianità. Esiste e funziona, è una sperimentazione londinese realizzata presso il Moorfields Eye Hospital, dove sono state impiantate due retine elettroniche (qui il comunicato stampa ufficiale). In pratica, una piccola telecamera con un trasmettitore è montata su un paio di occhiali e comunica wireless con un ricevitore ultrasottile inserito dentro la retina elettronica, inviando le informazioni visive. La retina elettronica contiene un pannello di elettrodi in grado di trasmettere le informazioni al nervo ottico, che le trasmette al cervello sotto forma di spot bianchi e neri che corrispondono agli elettrodi simulati nel pannello.

Non ha qualcosa di magico e poetico al contempo?

addendum: la versione cinematografica del film era ridotta mentre consiglierei la versione integrale in lingua inglese da circa quattro ore (ci va un pò di coraggio, ma ne vale la pena…), altrimenti si perde molto…

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