Next: iperboli biotech

ho terminato di leggere Next, l’ultimo di Crichton, un pò a fatica per il poco tempo: non ideale per un libro che va letto di corsa, pieno di storie, di generi diversi, di incroci e di messaggi tutt’altro che subliminali sul pensiero dell’autore. Il libro, come sempre quelli di Crichton, si sarebbe letto tutto d’un fiato.
Interessante la ricostruzione, un pò catastrofica devo dire, di un futuro in cui le biotech cambiano il rapporto della persona con il sè, si sfilano i concetti di specie, della concetto di proprietà del proprio corpo e delle parti che lo compongono, il dilemma del bene proprio e quello comune, il confine tra il bene comune e l’interesse economico, il dramma di una situazione legislativa non pronta ad accogliere questo cambiamento rapido di visione (e di opportunità e mondi possibili), un mondo profondamente diverso in cui è necessario un cambiamento importante dei rapporti sociali. E sullo sfondo, la natura umana, dai pensieri deboli.
eccessivo da immaginare per il prossimo futuro (ogni tanto la fantascienza sfiora l’impossibile in senso stretto, alla Jurassic park), sicuramente interessante per gli scenari che dipinge, non tanto per il loro aspetto catastrofico (come riportato da molti), ma per l’attenzione a dipingere situazioni anomale, ma in cui tutto trova alla fine una sua connotazione ben identificata. Come a dire che alla tecnologia ci si adegua (istinto di sopravvivenza? adattamento? bilanciamento tra necessità e dovere?), il messaggio di fondo che ho colto – nel bene e nel male – è questo. Mentre, assolutamente diverso è un secondo messaggio che si coglie è che evolve la tecnologia, ma la società umana non risolve assolutamente i proprio problemi interni.
Per farla breve, una storia classica, con il punto di vista sempre del singolo contro il mondo, homo homini lupus
Utile per dibattere, per esemplificare (ci sono delle buone idee a mio avviso), come romanzo buono per l’ombrellone.

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