Blognotes di viaggio: 12-15 giugno, Singapore

Singapore e’ l’ideale per autoprovocarsi uno shock culturale dopo una decina di giorni passati in mezzo alle foreste e alla natura. Si inizia gia’ in aeroporto, enorme, ipercommerciale, dove persino ai biglietti viene associata una lotteria: neanche nel Nevada oserebbero tanto…
Anche qui dobbiamo passare la trafila per l’influenza H1N1 (scopriamo, tra le altre cose, che l’Italia e’ considerata paese a rischio).

Arrivati in citta’, l’impatto e’ notevole: grattacieli, palazzi moderni, edifici coloniali, molto verde e, soprattutto, ordine e pulizia. Molta pulizia: quasi un’ossessione, come si capisce dalle centinaia di pubblicitá che raccomandano l’igiene delle mani. Sono ovunque, sotto forma di cartelloni pubblicita’-progresso in metropolitana, di istruzioni per lavarsi le mani nei bagni, come sfondo a poster che pubblicizzano ogni sorta di prodotto tascabile per l’igiene.

Ad ogni modo, a Singapore non ci si annoia, ehm… soprattutto se si capita in giorni di saldi e in contemporanea alla fiera dell’elettronica…

Tra i must-see, sicuramente la zona del porto, di sera, con i suoi localini e birrifici, e un giro lungo Orchard Road, tra i centri commerciali, da vedere anche solo per le strutture, la Singapore Flyer (la ruota panoramica), il quartiere cinese. In tre giorni si riesce a vedere molto, noi ci abbiamo fatto stare tutti i quartieri etnici, Orchard Road, il porto tutte le sere, Singapore Flyers, tre musei, lo zoo e la fiera dell’elettronica. E’ sicuramente una buona idea munirsi di abbonamento turistico ai mezzi di trasporto, perche’ la citta’ e’ tutt’altro che piccola.

Per quanto riguarda i centri commerciali, siamo finiti ad un certo punto in uno dove si disputava una finale di una qualche gara di videogames.
La cosa interessante era che oltre alle solite postazioni per giocatori, c’era anche un palco con un maxischermo su cui passavano le immagini del videogioco in corso. Un cronista con il microfono raccontava istante per istante, alla gente seduta in platea di fronte, come si svolgeva la gara, con un discreto pathos nella voce: insomma, un po’ come ad una partita di calcio… Usciamo da questo centro ed entriamo in un altro, dove invece c’era una specie di mostra sulla Barbie, con tanto di Fiat Cinquecento personalizzata.

L’esperienza piu’ interessante resta la fiera dell’elettronica, dove su tre piani di un centro convegni, dentro un centro commerciale, si sono accalcati per tre giorni migliaia di persone. Daltronde, come poteva essere la fiera dell’elettronica in un paese di quasi 5 milioni di tecnomaniaci?

Confesso che sono stata messa a dura prova: la calca, le migliaia di cose da vedere, i battitori d’asta (si’, c’erano pure questi), i passaggi angusti tra gli stand, dove convivevano tutte le grandi marche e piccoli rivenditori di cloni cinesi…

Dal punto di vista tecnologico, a parte qualche anteprima, si trova quel che ormai arriva anche in Italia. Anche sui prezzi non c’e’ molta differenza nei negozi (ma alla fiera si’, per via delle offerte speciali). Non e’ decisamente piu’ come una volta: internet ha cambiato molto…
La gente spuntava ovunque con scatolini, scatoloni e scatolette, talvolta coraggiosamente in fila per qualche decina di metri per guadagnare un’offerta: e’ qualcosa che rende l’idea solo se la vedi dal vivo.
Attenzione: la distribuzione dei convenuti era piuttosto equa tra uomini e donne, che forse, tra tutto cio’ che ho visto e’ in assoluto la cosa piu’ insolita (mai stati ad una fiera dell’elettronica in Italia, per es. Forli’? se si’, quante ragazze avete visto? ne avete viste? Ecco, appunto…)

Anche lo zoo vale il giro, perche’ si possono osservare molti animali in ambienti naturali ricostituiti (con spazi non cosi’ ampi come descrivono ma comunque non ci sono praticamente gabbie, se non in rari casi particolari, per es. i serpenti).

I pezzi forte sono la tigre del Bengala (due bei esemplari bianchi), l’ippopotamo pigmeo, le scimmie (ce n’e’ per tutti i gusti), il varano di Komodo. Ovviamente non mancano i grandi felini ed erbivori, ma quelli si vedono un po’ ovunque. Ci sono persino due orsi polari, che hanno a loro disposizione delle grotte con condizionatore (non deve essere vita facile con quel caldo per un orso polare…).

Lasciamo Singapore e la Malesia per un lungo volo per l’Italia, dove subiremo un ulteriore shock culturale non appena arrivati a Fiumicino in aeroporto. Dalla precisione singaporiana all’arrabattamento italiano, dove a parte lo spirito d’iniziativa individuale, su cui si basa tutto, abbiamo visto solo gran confusione. Come funzioni nonostante cio’, e’ un mistero.

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*