quante informazioni nelle nostre foto?

non mi riferisco a quelle che si possono dedurre guardando le immagini, ma a quelle nascoste dentro il file: molti lo ignorano, ma tutte le volte che scattiamo una foto con una macchina digitale a questa sono associate informazioni di varia natura: ma chi carica le proprie foto nei siti come Flickr, lo sa, compare sempre l’elenco di informazioni tecniche relative a quale macchina fotografica abbiamo usato, quando abbiamo fatto la foto e così via (talvolta può anche darsi che i software che usiamo per modificarli ci incidano sopra anche il nostro nome).
Lo spunto per questo post mi viene da uno di Cory Doctorow su BoingBoing di ieri proprio su questo argomento.
Non solo ci sono tracce ben chiare incise nei nostri file, ma esiste una specie di impronta digitale della macchina fotografica: anche eliminando i dati nascosti nel file, comparando foto diverse è possibile identificare un pattern comune (per esempio la distribuzione di un disturbo) che caratterizza in modo univoco una macchina fotografica. In pratica, se uno ha a disposizione alcune vostre foto è in grado di sapere se una terza che avete pubblicato su un sito è vostra (o per lo meno fatta con la vostra macchina fotografica).
Nel blog, una risposta interessante di Michael Kelly, che rileva come questa procedura è nota da tempo nel campo dell’astronomia, dove software di questo tipo sono utilizzati correntemente.
La procedura suggerita è complessa e non alla portata di tutti, alcuni nei post suggeriscono di usare altri metodi, come vari software open source al posto di quanto proposto (o di cambiare macchina fotografica…).
In realtà, è chiaro, il problema si pone solo se uno vuole essere sicuro di non lasciare traccia del suo intervento (per quanto, forse, questo non è un traguardo raggiungibile).
però è anche uno spunto per parlare di quanto su di noi va in giro per il mondo senza che noi nemmeno lo sappiamo, e che qualsiasi cosa facciamo in rete può essere ricondotta a noi, se qualcuno ha dei seri motivi per farlo. (notare: “seri”) Insomma, come a dire che la privacy in rete è un concetto molto relativo.

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